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Social Media Corner di Luca Conti

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Check in, tra Foursquare e Gowalla

Qualche settimana ho scritto un articolo per Nova sui nuovi servizi social fondati sulla condivisione di esperienze geolocalizzate e sul nuovo concetto di check in. Lo riporto a seguire per chi se lo fosse perso.

Tra gli appassionati di tecnologia, riuniti questa settimana al South by Southwest festival (SWSX), la parola d’ordine è servizi geolocalizzati. Se a SWSX nel 2007Twitter ebbe il suo primo picco di popolarità, il 2010 sembra essere l’anno di Foursquare, Gowalla e di altri servizi web che consentono all’utente di condividere i punti della città in cui passa più tempo. La diffusione del social networking e l’abbassamento dei costi tecnologici, creano oggi un cortocircuito senza precedenti, i cui effetti socio-economici sono tutti da studiare. Quali conseguenze potrebbe avere sui comportamenti dei cittadini conoscere i locali realmente più popolari il sabato sera, la via nel centro storico  più frequentata la domenica pomeriggio o il negozio dove i nostri amici fanno acquisti con maggiore frequenza?

La potenza del web esce ci affianca così nelle decisioni in ogni momento della giornata, nel nostro muoverci sul territorio, offendoci nuove chiavi di lettura, utili ad interpretare la realtà quotidiana, come avviene già nel cyberspazio, con i più venduti di un vasto centro commerciale come Amazon o le notizie più discusse in rete, grazie al ponte costruito dai telefonini con GPS connessi in rete. Dove andare a prendere un caffè con un amico? Dove si trova  l’happy hour più indicato per nuove conoscenze? Quale ristorante scegliere in una città in cui siamo appena arrivati? La risposta a queste domande gode oggi di un suggerimento in più, anzi due: quello degli amici che abbiamo inserito nella nostra rete sociale di fiducia e quella dell’insieme del pubblico degli utenti attivi della rete, grazie al “check in”.

Con applicazioni per gli smartphone o dal proprio sito, Foursquare e Gowalla consentono all’utente di marcare la presenza in un locale con un “check in”, tracciato poi sul profilo personale e visibile agli amici. La condivisione della propria posizione geografica in real time si estende così alla propria rete di amici, evidenziando i punti caldi della città dove si consuma la socialità del vivere quotidiano. Un mix di informazioni, al quale Foursquare aggiunge una componente ludica: gli utenti più attivi ottengono riconoscimenti visualizzati attraverso badge sulla propria pagina personale. Il più ambito è lo status di “mayor”, l’utente che ha registrato il maggior numero di “check in” nello stesso luogo, per ognuno dei locali frequentati,.

Le ripercussioni per lo sviluppo delle attività economiche locali è evidente. I bar più avanzati nel marketing di prossimità offrono già al proprio “mayor” un trattamento speciale, così da stimolare tutti i clienti a scalare la classifica dei più attivi, invitando amici e frequentando più spesso il locale. I concorrenti possono cercare clienti nuovi offrendo attraverso la piattaforma un happy hour gratuito al primo “check in”, stimolando una competizione volta a crescere la propria visibilità online. Il concetto di “check in” è si sta rapidamente diffondendo in altri servizi web. Yelp, versione delle pagine gialle in cui gli utenti possono votare e commentare qualsiasi, ha cominciato la sperimentazione quale servizio aggiuntivo e lo stesso Facebook ne ha annunciato una prossima implementazione.

L’entusiasmo per la condivisione della nostra vita sociale non deve comunque farci abbassare la guardia per la  difesa della nostra privacy. Liberare informazioni sensibili, come dimostra il sito dimostrativo Please Rob me che segnala attraverso Foursquare la posizione degli utenti che lasciano la propria casa, può avere spiacevoli effetti collaterali.

http://pleaserobme.com/

http://gowalla.com/

http://foursquare.com/