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Social Media Corner di Luca Conti

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Viral marketing 2.0 – Web 2.0 Expo NY

Molti spunti pratici da parte di Jonah Peretti di BuzzFeed sul marketing virale online.

Innanzitutto il bello e il cattivo tempo in rete, in termini di passaparola e di trasmissione virale di contenuti, è terreno del cosiddetto "Bored at work network", ovvero di quelli che, annoiati al lavoro, passano momenti importanti della giornata nello scambiare curiosità, notizie e video ad amici e colleghi attraverso email, blog e sistemi di messaggistica in tempo reale, oltre che per ognuna delle piattaforme che hanno fatto il successo del Web 2.0.

E’ così che si passa dal broadcast di uno a tanti al network di tanti a tanti.

Jonah Peretti cita uno studio di Watts e Dodds (JCR 2007) in cui si teorizza come gli influenti in rete non esistano, ma che il successo di una campagna virale sia l’effetto dell’incontro fortunato con la massa del BWN. In definitiva tutto è lasciato all’imprevedibilità ed è certo che pià persone sono messe insieme, come nel social web, e più la gente si parla, più imprevedibile diventa ciò che succederà.

Sei sono le soluzioni prospettate per ridurre tale imprevedibilità:

  1. Rendere il messaggio contagioso: il messaggio deve contenere qualche elemento che lo renda stimolante da condividere. Se si analizzano gli articoli più letti nei giornali online sarà facile individuare in ognuno un elemento che va in questa direzione;
  2. Grandi budget per il seeding: perché abbia successo, il seding di avere un fattore di trasmissione superiore ad 1. In caso contrario la diffusione del messaggio invece di crescere tenderà a scemare, arrestandosi. Se si ha a disposizione un grande budget per colpire in prima battuta un gran numero di utenti, anche un tasso di trasmissione inferiore ad 1 sarà un successo, perché tutti i consumatori toccatti successivamente saranno comunque a costo zero;
  3. Marketing multi seed: provare in prima battuta un numero diverso di idee virali aiuta a sperimentare più creatività e a trovare quella a maggiore effetto, per moltiplicare le opportunità finali;
  4. Mullet strategy: mullet è una persona che ha i capelli rasati nella parte superiore della testa e capelli lunghi dalla nuca. Si tratta di una metafora per sintetizzare il concetto di avere una homepage monitorata con i contenuti che sono costantemente di maggiore interesse (business upfront), senza rinunciare al contributo di discussione che viene dalla community nei commenti e in altri spazi (party in the back). Viene preso come esempio proprio HuffingtonPost, blog di grande successo negli USA;
  5. Disordine della personalità: il web è trainato dai fanatici e sono questi che discutono di più e sono più attivi.
  6. Impara dai Mormoni. Vengono messi a confronti Mormoni ed Ebrei sulla capacità di evangelizzare. Ciò che si può imparare è che la qualità non sempre paga, se confrontata con una strategia di diffusione dei contenuti più avanzata. Focus quindi sul meccanismo di diffusione e non solo sull’idea da diffondere.

Presentazione molto divertente ed efficace.