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Immaturità dei media italiani /1 – I blog del Corriere della Sera

Prima puntata di una rubrica estemporanea che, chissà, forse diventerà una consuetudine. Spero di no. Certo è che i media italiani online, per numerose ragioni, stentano a cogliere le opportunità proprie del web, a partire da comportamenti elementari. L’ultimo caso in ordine di tempo è costituito dai blog del Corriere della Sera.

Partito ultimo o quasi tra i grandi giornali, da qualche mese a questa parte il Corriere della Sera ha attivato alcuni blog. Il primo, Mediablog, è curato dallo stesso direttore Marco Pratellesi. Per il momento non ha brillato,né per aggiornamento, né per contributi, né per stimoli, visto che la maggior parte dei contenuti è costituita da articoli pubblicati altrovi e ripresi sul blog.

Quasi a ruota è partito Americas, blog estremamente originale sul panorama dell’offerta online dei grandi media, completamente dedicato al continente americano e curato da Rocco Cotroneo, inviato del Corriere della Sera in America latina. L’idea è geniale quanto banale: valorizzare al meglio il lavoro di corrispondente offrendo uno spazio dove raccogliere spunti, riflessioni, notizie in maniera continua. Uno spazio ben coperto da un blog, meglio di quanto possa fare il sito web, poco attento all’estero, e il giornale di carta limitatto nelle pagine.

Qualche tempo dopo è partito un altro blog sulla Cina, questa volta curato dal corrispondente del giornale in Cina, Fabio Cavalera. Sulla scia di Americas, La nostra Cina, offre anch’esso una finestra continua sulla Cina, tema caldissimo già oggi e di più nei prossimi anni, per ragioni economiche e politiche. Cavalera, a differenza di Cotroneo, dimostra di non essere stato formato all’uso del blog: non ci sono né link, né immagini in nessuno dei suoi post e ognuno sembra essere costruito e formattato non certo per il web.

Chissà perché poi, i due blog tematici non hanno link in nessuna pagina del Corriere, salvo per il blog di Pratellesi, unico a godere di un link su tutte le pagine. Stranamente il blog Americas un link tempo fa lo aveva, ma ora non c’è più. Cosa ancora più grave è come questi contributi, potenzialmente di grande valore, non siano in alcun modo considerati nella sezione Esteri del giornale, neanche nelle pagine dove si parla di Cina e di America.

Una semplice dimenticanza? Volontà di sperimentare senza troppo clamore? Mancanza di professionalità?

Proprio oggi, caso vuole, un notissimo blog legato al fortunato libro Freakonomics entra a far parte dell’offerta di contenuti del New York Times. Il giornale, orgoglioso di aggiungere questi contenuti, li segnala in testa alla home page e con alcuni banner grafici, sempre in home page.

Al lettore ogni giudizio.

LEGGI: Americas, La nostra Cina, il blog di Freakonomics.

Commenti

Immaturità del media o sottovalutazione del mezzo? Io ho l'impressione che si diano troppe cose per scontate, ad esempio che un giornalista o un corrispondente siano in grado "magicamente" di gestire il linguaggio del web.
In effetti la struttura dei link dei giornali italiani è un po' confusa, in modo particolare quella del corriere.it. La piattaforma dei blog del Corriere è stata "agganciata" più che inserita, si tratta infatti di blog via via aggiunti al sito iniziale e quindi sviluppati separatamente dalla piattaforma del giornale stesso. Le osservazioni che tu hai giustamente segnalato sono quindi il risultato di un debole piano di architettura web.
in effetti, fare un blog non è soltanto aprire un account da qualche parte e scrivere una volta ogni tanto, o peggio, riprodurre interamente gli articoli scritti pensando in un formato diverso (es. giornale). e poi ci sono alcuni principi di base, che come citi, bisogna considerare per dare la massima visibilità. oltre al fatto che per creare massa critica di visitatori devi promuoverlo in qualche modo (e non credo che il corriere abbia problemi per trovare spazi ad altissimo impatto per la promozione), ma poi devi fare in modo che la gente possa tornare facilmente (se i contenuti sono piaciuti). sono entrato a tutti e due i blog, e non ho trovato facilmente la fonte per il feed RSS. ho provato a caricarli su netvibes e neanche lui l'ha trovato. e quindi è molto probabile che non tornerò più... non per cattiveria, ma perché nel frattempo sono stato attratto da altri blog e questi due sono entrati nel dimenticatoi dei contenuti sparsi per il web. ciao
L'immaturitá non é una questione solo italiana. Anche da altre parti é la stessa cosa, almeno in Europa. Il problema di fondo, oltre alle dimenticanze o alla scarsa professionalitá etc. é che manca ancora la vera sinergia tra print e online, al Corriere e altrove. Praticamente dappertutto le redazioni sono ancora separate, con la carta stampata che in larga parte non si fida e non capisce di internet. E' una fase di transizione che passa prima dove chi comanda, se non é un fesso, sa guardare in avanti e ha la possibilitá e le risorse per decidere. Il NYT insegna, qualcuno qui in Germania sta imparando, gli italiani arriveranno...
Mi pare che qui si voglia scoprire l'acqua calda. Che in Italia le tecniche vengano utilizzate compiutamente soltanto con colpevole ritardo nei confronti di altri paesi mi pare un fatto sul quale chiunque possa e debba essere d'accordo, ma citare come pietre dello scandalo i pochi esempi che intendono rompere questa monotonia mediatica lo trovo pretestuoso, fermo poi il fatto che nel citare gli inviati ci si dimentica che questi a differenza dell'autore di questo blog non vivono proprio "comodamente" davanti a un pc, al calduccio o al frescuccio dell'ufficio. Questi contnuti se costruttivi si sarebbero potuti esprimere come suggerimenti e non come giudizi. Tanta retorica e poca sostanza, forse i blog andrebbero utilizzati con maggiori intenti informativi e minori denigrativi, tanto più quando questo blog vive all'interno di un portale di un noto giornale quotidiano, ma questa è questione di stile, che insieme alla cultura tecnologica in italia è completamente assente. ciao, rodolfo
Sarà, ma se fossi il gestore di questo blog cambierei denominazione perchè di "conversazioni" qui dentro non ne vedo. Vedo un pulpito, come in ogni altro media di massa, visto che chi gestisce questo blog nemmeno si degna di rispondere (conversare?), con chi non la pensa come lui. se questo è il futuro di internet stiamo freschi... ciao a tutti, Rodolfo