Qualche settimana ho scritto un articolo per Nova sui nuovi servizi social fondati sulla condivisione di esperienze geolocalizzate e sul nuovo concetto di check in. Lo riporto a seguire per chi se lo fosse perso.
Tra gli appassionati di tecnologia, riuniti questa settimana
al South by Southwest festival (SWSX), la parola d’ordine è servizi
geolocalizzati. Se a SWSX nel 2007Twitter ebbe il suo primo picco di popolarità,
il 2010 sembra essere l’anno di Foursquare, Gowalla e di altri servizi web che
consentono all’utente di condividere i punti della città in cui passa più tempo.
La diffusione del social networking e l’abbassamento dei costi tecnologici, creano
oggi un cortocircuito senza precedenti, i cui effetti socio-economici sono
tutti da studiare. Quali conseguenze potrebbe avere sui comportamenti dei
cittadini conoscere i locali realmente più popolari il sabato sera, la via nel
centro storico più frequentata la
domenica pomeriggio o il negozio dove i nostri amici fanno acquisti con
maggiore frequenza?
La potenza del web esce ci affianca così nelle decisioni in
ogni momento della giornata, nel nostro muoverci sul territorio, offendoci
nuove chiavi di lettura, utili ad interpretare la realtà quotidiana, come
avviene già nel cyberspazio, con i più venduti di un vasto centro commerciale
come Amazon o le notizie più discusse in rete, grazie al ponte costruito dai
telefonini con GPS connessi in rete. Dove andare a prendere un caffè con un
amico? Dove si trova l’happy hour più
indicato per nuove conoscenze? Quale ristorante scegliere in una città in cui
siamo appena arrivati? La risposta a queste domande gode oggi di un
suggerimento in più, anzi due: quello degli amici che abbiamo inserito nella
nostra rete sociale di fiducia e quella dell’insieme del pubblico degli utenti
attivi della rete, grazie al “check in”.
Con applicazioni per gli smartphone o dal proprio sito,
Foursquare e Gowalla consentono all’utente di marcare la presenza in un locale con
un “check in”, tracciato poi sul profilo personale e visibile agli amici. La
condivisione della propria posizione geografica in real time si estende così
alla propria rete di amici, evidenziando i punti caldi della città dove si
consuma la socialità del vivere quotidiano. Un mix di informazioni, al quale
Foursquare aggiunge una componente ludica: gli utenti più attivi ottengono
riconoscimenti visualizzati attraverso badge sulla propria pagina personale. Il
più ambito è lo status di “mayor”, l’utente che ha registrato il maggior numero
di “check in” nello stesso luogo, per ognuno dei locali frequentati,.
Le ripercussioni per lo sviluppo delle attività economiche
locali è evidente. I bar più avanzati nel marketing di prossimità offrono già
al proprio “mayor” un trattamento speciale, così da stimolare tutti i clienti a
scalare la classifica dei più attivi, invitando amici e frequentando più spesso
il locale. I concorrenti possono cercare clienti nuovi offrendo attraverso la
piattaforma un happy hour gratuito al primo “check in”, stimolando una
competizione volta a crescere la propria visibilità online. Il concetto di “check
in” è si sta rapidamente diffondendo in altri servizi web. Yelp, versione delle
pagine gialle in cui gli utenti possono votare e commentare qualsiasi, ha
cominciato la sperimentazione quale servizio aggiuntivo e lo stesso Facebook ne
ha annunciato una prossima implementazione.
L’entusiasmo per la condivisione della nostra vita sociale
non deve comunque farci abbassare la guardia per la difesa della nostra privacy. Liberare
informazioni sensibili, come dimostra il sito dimostrativo Please Rob me che
segnala attraverso Foursquare la posizione degli utenti che lasciano la propria
casa, può avere spiacevoli effetti collaterali.
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